Con
i suoi 2.500.000 km. quadrati di superficie, il Sudan è
il più vasto paese africano (1/10 dell'area totale
dell'Africa, otto volte l’Italia), con un nord
desertico o arido e un sud tropicale. “Biada
as-Sudan”, paese dei neri, era il nome dato dai
geografi arabi all’Africa a sud del Sahara.
1.1
Inquadramento politico
Dopo
essere stato di fatto una colonia inglese, il Sudan
divenne indipendente nel Gennaio 1956. Fin da allora la
sua storia è stata marcata da cronica instabilità e
violento conflitto interno. Il potere politico a livello
nazionale è stato monopolizzato da una élite formatasi
all'interno della comunità musulmana e arabizzata del
Nord, mentre gli altri gruppi etnici e religiosi sono
stati sempre privi di sostanziale potere politico ed
economico. Di conseguenza, a parte undici dei 45 anni di
indipendenza, il governo centrale è sempre stato
in guerra contro forze di guerriglia
rappresentanti le popolazioni largamente animiste e
cristiane del Sud.
Dalla
fine del giugno 1989, il Sudan è governato da un
Governo militare con il Gen. Omar Hassan Ahmed Al‑Bashir
come Presidente. Facendo seguito a una conferenza
Costituzionale del 1990, fu nominata un'Assemblea
Nazionale Transitoria di 300 membri fino all'elezione di
un nuovo parlamento. All'inizio del 1994 fu introdotta
una struttura federale che divideva il paese in 26 stati,
ciascuno con un Governatore ("Wali") e cinque
ministri regionali.
L'attuale
giunta militare è sostenuta dal Fronte Islamico
Nazionale (NIF), che aveva in precedenza agito
all'interno del sistema parlamentare promuovendo
politiche islamiche radicali. Fin dall'inizio della
seconda guerra civile nel 1983, lo SPLM/A (Sudan People
Liberation Movement/Army) ha costituito la principale
opposizione armata ai successivi governi di Khartoum.
Obiettivo del movimento è quello di ottenere il
riconoscimento del pluralismo religioso e culturale, la
divisione del Sudan in due stati confederati, la
creazione di uno stato democratico e secolare e il
diritto all’autodeterminazione mediante referendum.
Dopo
l’attacco terroristico negli Stati Uniti dell’11
settembre scorso, di fronte alla promessa del Governo di
Khartoum di
collaborare nella lotta contro il terrorismo Islamico
Internazionale, (che per contro finora è sempre stato
sospettato di appoggiare), le Nazioni Unite hanno
sospeso le sanzioni imposte nel 1996, dopo il rifiuto di
consegnare gli attentatori islamici del presidente
egiziano Mubarak, e gli
Stati Uniti hanno sospeso le misure di
boicottaggio verso le agenzie coinvolte nello
sfruttamento dei giacimenti petroliferi.
Queste
misure sono state lamentate e stigmatizzate come un
tradimento e un abbandono delle popolazioni del sud
Sudan.
1.2
Economia
L’economia
Sudanese è straziata dalla lunghissima guerra civile,
da una cronica instabilità politica, da condizioni
climatiche avverse, da
una alta inflazione. Nel 1990 il Fondo Monetario
Internazionale ha
dichiarato il Sudan non collaborativo per il mancato
pagamento dei debiti al Fondo. Nel 1992-1993, dopo che
il Sudan non attuò le promesse riforme,
il FMI minacciò di espellere il Sudan.
Per evitare ciò Khartoum accettò di pagare i
debiti al Fondo e di liberalizzare i tassi di cambio. Il
debito estero attuale è di circa 16,3 miliardi di
dollari e il Governo Sudanese paga ogni anno come
servizio del debito al FMI 60 milioni di dollari. La
prosecuzione della guerra, l’iperinflazione
e l’isolamento internazionale sono in parte
compensati dall’esportazione
di petrolio iniziata nel 1999.
Lo
sfruttamento dei giacimenti petroliferi, che sono
situati prevalentemente nel sud, è ritenuto alimentare
la guerra civile permettendo al governo di Khartoum di
aumentare la spesa per armamenti e di attuare un’altra
atrocità bellica, la strategia “della terra bruciata”
attorno ai giacimenti e lungo l’oleodotto che porta il
petrolio a Port Sudan.
1.3
Tendenze demografiche
Nel
1956, al primo censimento, la popolazione era di 10,3
milioni di persone. Al censimento del 1973 risultò di
14,82 milioni, cresciuti a 20,56 milioni nel 1983, e a
24,94 milioni nel 1993. Secondo la Banca Mondiale,
nonostante la guerra e i disastri naturali, la crescita
media annuale della popolazione nel decennio fino al
1992 è stata del 2,8%, portando in quell'anno il totale
a 26,5 milioni di persone. La popolazione stimata
nel 1997 è di 28.3 milioni con un incremento
demografico fra i più alti del mondo (2,6 % annuo).
Queste
cifre rappresentano probabilmente una sottostima della
realtà, poiché vaste aree del paese, a causa della
guerra al Sud, non poterono essere censite.
La
densità complessiva è di 10 persone per km. quadrato,
ma la distribuzione è difforme, con metà della
popolazione concentrata sul 15 per cento della terra. La
popolazione è precipuamente rurale. Dal 1983, con
l'inizio dell'ultima guerra civile è aumentato in modo
drammatico il numero di rifugiati sudanesi interni.
1.4
Eterogeneità etnica
La
popolazione sudanese ha una varietà etnica paragonabile
a quella geografica. In base al censimento del 1956 (l'unico
che includeva dati sull'origine etnica) vi erano 19
gruppi maggiori e 597 sottogruppi. Gli Arabi o
arabizzati formavano il gruppo maggiore e
rappresentavano circa il 40% della popolazione, seguiti
dai Dinka (12%), Beja (7%) e West‑Africani (6%).
La regione meridionale era abitata da circa il 25% della
popolazione. Le divisioni etniche e tribali rimangono un
ostacolo importante all'unità nazionale.
1.5
Religione
L'Islam
è la religione di stato, ma solo circa il 60% della
popolazione è musulmana. Nel Nord ci sono significativi
gruppi non musulmani nei Monti Nuba, nelle colline del
Mar Rosso e in parti del Darfur. Il Sudan meridionale è
in prevalenza animista, e pratica un'ampia varietà di
religioni tradizionali. I Cristiani hanno influenzato la
politica del Sud grazie alla istruzione
scolastica ricevuta dai missionari, ma formano soltanto
circa il 15% della popolazione meridionale, e il 4% del
totale nazionale.
1.6
La più lunga guerra del XX secolo
La guerra civile in Sud Sudan si protrae dal 1956 ed è
non solo la più lunga del mondo, ma anche, con due
milioni di morti, quella con la più alta mortalità
rispetto alla popolazione totale. Inoltre milioni sono i
feriti, i profughi interni e i rifugiati nei paesi
confinanti. Molti hanno visto uccidere i loro familiari
e rapire i loro bambini, distruggere i villaggi, bruciare
i raccolti, rubare il bestiame.
La
guerra è anche colpa di una dissennata decolonizzazione
che ha unito due mondi etnici, storici, culturali e di
religione profondamente lontani. Il Nord arabo e
musulmano e il Sud nero-africano, animista e cristiano,
riserva di schiavi per i ricchi del Nord. La guerra
civile ha eroso i tradizionali meccanismi di mutuo
soccorso e la struttura economica delle popolazioni del
Sud Sudan. L'insicurezza e lo sfollamento di migliaia di
persone hanno avuto effetti disastrosi su queste
popolazioni povere e svantaggiate, costituite da
pastori e allevatori di bestiame. La guerra ha causato
inoltre un considerevole danno al settore zootecnico e
distrutto le infrastrutture di base inclusi i servizi
veterinari.
Ultimamente il Governo sudanese
ha accettato la richiesta dei ribelli di un referendum
per l’autodeterminazione della popolazione del Sud
Sudan, ma le due parti sono lontane dall’accordarsi
sulla delimitazione geografica del Sud Sudan stesso.
Dopo l’attacco terroristico negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001,
di fronte alla promessa del Governo di Khartoum di
collaborare nella lotta contro il terrorismo Islamico
Internazionale, che per contro è sempre stato
sospettato di appoggiare, le Nazioni Unite hanno sospeso
le sanzioni imposte nel 1996 (dopo il rifiuto di
consegnare gli attentatori islamici del presidente
egiziano Mubarak) e gli Stati Uniti hanno sospeso
l’iter legislativo di una legge che contemplava misure
di boicottaggio verso le agenzie coinvolte nello
sfruttamento dei giacimenti petroliferi sudanesi. Queste
misure sono state ritenute come un tradimento delle
popolazioni del sud Sudan. Gli Stati Uniti si sono
avvicinati a un governo che prima dell’11 settembre
2001 hanno sempre considerato complice del terrorismo
islamico internazionale, dopo che la CIA ha potuto
accedere alla documentazione sulle attività di Osama
bin Laden, che ha operato in Sudan dal 1991 al 1996.
Per continuare l’avvicinamento tra Stati Uniti e Sudan, il segretario di
Stato USA Colin Powell ha posto come condizione al
governo sudanese l’impegno a interrompere i
bombardamenti su obiettivi civili nel Sud del Paese
siglando un accordo con l’SPLA (10 marzo 2002).
La guerra peraltro non si ferma. Le concessioni petrolifere alle compagnie
straniere contribuiscono all’inasprimento del
conflitto. L’inviato speciale dell’ONU ha denunciato
ancora bombardamenti sui civili, uccisioni di massa,
torture, rapimenti (marzo 2002).
L’SPLA sta intensificando le operazioni militari nelle aree petrolifere
grazie all’accordo con il Fronte democratico popolare
sudanese di Riek Machar, movimento indipendentista da
anni separato dall’SPLA del leader storico John Garang
e alleato con il governo fino alla fine 2001. L’SPLA,
inoltre, prosegue l’assedio di Juba, capitale del
Sudan Meridionale e in Blue Nile insidia con un nuovo
fronte di guerra la centrale idroelettrica di Damazine.
Quest’ultimo continua a formulare promesse mai mantenute, come il
pluralismo e l’autodeterminazione del Sud.
1.7 Povertà estrema
Il
livello di povertà in Sudan è progressivamente
peggiorato negli ultimi due decenni. Sebbene i dati
statistici sulla diffusione della povertà non siano
completamente attendibili, si stima che quasi il 90 %
della popolazione Sudanese
di circa 30 milioni di persone viva al di sotto del
livello di povertà e che il reddito pro capite a
livello nazionale sia sceso dai 500 $ USA degli ultimi
anni ’70 ai circa 300 $ del 1996. Il deterioramento
delle condizioni di vita è riflesso da vari indicatori
socio-economici e indici empirici.
La
Banca Mondiale stimava nel 1992 l'aspettativa di vita
alla nascita pari a 51,8 anni. La percentuale di
malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni è
stimata del
28%. Il tasso di analfabetismo è molto alto (53,4 %
totale; 42,3
% per i maschi e 85 % per le femmine). Soltanto una
persona su dieci nelle zone rurali ha accesso ad acqua
potabile. Le malattie infettive infantili e
dell’adulto e la malaria sono altamente endemiche.
Le cause dell’aumento
dell’impoverimento e del suo diffondersi sono multiple
e molto diverse, comprendendo fattori socio-economici e
ambientali che si sovrappongono agli effetti nefasti
della lunghissima guerra civile.
Negli
ultimi decenni il Sud Sudan ha sperimentato ripetuti
episodi di siccità e di carestia.
Il più
recente, nel 97-98, forse il più grave dall’inizio
del secolo, nella regione del Bar Le Gaza ha causato
centinaia di migliaia di vittime Il processo di
desertificazione e il conseguente degrado del suolo sono
concause di una cronica insufficiente produzione
alimentare. La popolazione in massima parte non è in
grado di coprire il proprio fabbisogno alimentare e
dipende da interventi esterni. Il Report annuale delle
Nazioni Unite stima in 1.200.000 le persone che
richiedono assistenza alimentare e in 4.250.000 la
popolazione che ha bisogno di soccorso internazionale
non puramente alimentare.
Tutto questo nonostante che lo
sfruttamento dei ricchissimi giacimenti petroliferi in
Sud Sudan renda al Governo di Khartoum un milione di
dollari al giorno e che la produzione giornaliera di
petrolio pare possa prossimamente crescere dagli attuali
200.000 a un milione di barili.
1.8 La situazione sanitaria
La
perdurante guerra civile ha causato un grave
deterioramento della situazione sanitaria della
popolazione a causa della pressoché totale assenza di
servizi sanitari e della esplosione di epidemie, causate
principalmente da artropodi vettori (malaria) e da acqua
contaminata (colera). Gli
indici di mortalità materna e infantile sono 700 per
100.000 e 99 per 1000 nascite rispettivamente. Come
risultato della guerra civile, circa 300 strutture
sanitarie, distrutte o danneggiate, devono essere
ricostruite o riparate.
La
competenza professionale della grande maggioranza del
personale sanitario locale è insufficiente e necessita
pertanto di essere migliorata tramite appositi corsi di
formazione.
La
popolazione è colpita da carestie periodiche e da gravi
problemi sanitari, tra cui:
§
Malaria, che è la principale causa di
morte in Sud Sudan. Gli spostamenti della popolazione,
la guerra civile e la situazione economica deteriorata
hanno diminuito lo stato immunitario della popolazione e
allo stesso tempo favorito la moltiplicazione delle
zanzare. Le donne gravide, i bambini sotto i cinque anni
di età e le persone malnutrite sono particolarmente a
rischio.
§
Leishmaniosi viscerale (kala-azar) con un
notevole aumento di casi negli ultimi anni.
§
Verme di Guinea (Dracunculosi), di cui il
Sudan ha la più alta prevalenza mondiale; costituisce
un grave problema sanitario in Sud Sudan, dove vivono
circa 1/3 di tutti i casi riportati a livello mondiale.
§
Tripanosomiasi in Western Equatoria di cui
nel 1999 e' scoppiata una epidemia. I casi attualmente
stimati sono 50.000. La malattia, mortale se non
trattata con una lunga e costosa terapia e la cui
prevalenza era molto diminuita negli anni passati, è
emblematica del deterioramento delle condizioni
sanitarie causato dalla guerra.
§
Oncocercosi, o cecità dei fiumi, é
altamente endemica nella regione che costeggia il fiume
Bar Nam e che fa capo a Billing, nella contea
di Rumbek, .
§
Altre malattie epidemiche come la
tubercolosi, la lebbra, febbre ricorrente, febbre
tifoide e morbillo, sono prevalenti in gran parte del
Sud Sudan, con i bambini e le donne gravide che
costituiscono i gruppi più a rischio.
§
Malattie diarroiche, infezioni
respiratorie acute e malattie immunizzabili, principali
cause di mortalità tra i bambini.
§
Patologie ostetriche che, per la mancanza
di servizi ostetrici, causano un'elevata mortalità
materna e complicazioni invalidanti permanenti (fistole
vaginali) tra le donne in età fertile.
§
Patologie chirurgiche sia acute sia
cronicizzate, non trattate per la mancanza di servizi
chirurgici. Le condizioni acute sono rappresentate in
misura significativa da ernie strozzate e da urgenze
ginecologiche che hanno generalmente esito letale se non
trattate o sono causa di conseguenze gravissime. Il 40 %
della patologia cronica è rappresentata da ernie
addominali. Fra queste le ernie inguinali sono le più
frequenti, ma molto comuni sono pure le ernie crurali,
lombari e ventrali laterali. Il trattamento chirurgico
delle ernie non mira soltanto a correggere una causa
invalidante la normale attività fisica del paziente, ma
soprattutto a prevenire lo strozzamento che ha
generalmente esito infausto ove, come in Sudan, non
siano operanti servizi chirurgici. Emblematico della
assenza di servizi chirurgici è il gozzo che raggiunge
negli anni, come le ernie, dimensioni “giganti”, cioè
pari a quelle del capo del paziente. Tumori della
parotide, del cavo orale, del collo dell’utero e della
mammella, lipomi e altre neoplasie benigne, patologia
ano-rettale e prostatica, prolassi uro-genitali,
osteomieliti croniche, piomiositi, appendicopatie e
linfo-adeno-mesenteriti sono altri quadri clinici chirurgici di comune osservazione.
La precaria situazione sanitaria è
aggravata dallo scadente stato di nutrizione dovuto al
deterioramento della sicurezza alimentare e dal fatto
che solamente il 10-15% delle popolazione ha accesso a
fonti di acqua potabile. Una recente indagine ha
evidenziato una percentuale di malnutrizione del 28% tra
i bambini sotto i cinque anni.