LO SQUID
Nei
pazienti talassemici, l’accumulazione progressiva di ferro, se non trattata
adeguatamente, può causare gravi complicazioni cliniche e può portare alla
morte nella seconda decade di vita. Il
trattamento con farmaci chelanti del ferro è in grado di ridurne l’accumulo
tissutale, ma la sua efficacia deve essere sottoposta a monitoraggio.
La
valutazione dell’efficacia della terapia chelante si basa tradizionalmente su
metodi indiretti come il dosaggio della ferritina nel siero o il dosaggio della
quantità di ferro contenuta nel fegato, che possono essere fatte ricorrendo
alla biopsia epatica, ma l’invasività della metodica ne rende difficile
l’impiego routinario ripetuto.
Poiché la misurazione diretta del ferro nei tessuti è di fondamentale
importanza, è necessario disporre di una metodica alternativa, non invasiva,
che consenta di ottenere risultati paragonabili a quelli della biopsia.
Fra i diversi metodi non invasivi, la biosuscettometria magnetica basata su un
dispositivo superconduttore ad interferenza quantistica SQUID (Superconductive Quantum Interference Device) è
l’unico ad essere stato validato da studi comparativi con la biopsia
epatica percutanea. Con questa metodica, la quantità di ferro coniugato con
ferritina/ emosiderina presente nel fegato, viene determinata misurando la sua
suscettibilità biomagnetica: lo SQUID è essenzialmente un rivelatore delle
variazioni del campo magnetico correlate con la struttura dell’organo
esaminato.
L’impiego
di questa metodica si è rivelato utile dal punto di vista clinico e bene
accetto dai pazienti.
Il
centro Microcitemie di Torino, riferimento regionale per le talassemie e le
emoglobinopatie, dal 2000 è l’unica sede italiana in cui è disponibile un
apparecchio di biosuscettometria magnetica SQUID per la misurazione non invasiva
del ferro corporeo.
Grazie
alla sua accuratezza, è ora possibile il monitoraggio nel tempo dell’accumulo
di ferro e l’ottimizzazione della terapia per la prevenzione di complicanze
altamente invalidanti (diabete, endocrinopatite, epatopatia) e potenzialmente
letali (cardiopatia), legate ai danni ossidativi del ferro in eccesso
proveniente dalle trasfusioni (talassemia,
epatopatie, malattie tumorali) o dall’abnorme assorbimento intestinale (emocromatosi
generica).
